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Statella
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mwbwStatella è stata una famiglia storica della mwcanobiltà mwcqsiciliana, fra le protagoniste delle frequenti lotte mwcgfeudali nell'isola sotto il mwcwdominio aragonese (mwdaXIV - mwdqXV secolo), divenendo titolare di tre mwdgprincipati, un mwdwmarchesato e almeno diciotto mweabaronie.

Contents

Stemma
Note

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Storia della Famiglia

Secondo alcuni studiosi di genealogia, come mwfaFiladelfo Mugnos, Mango di Casalgerardo e Palizzolo Gravina, la famiglia Statella avrebbe origini francesi provenendo dalle mwfqFiandre (oggi regione del mwfgBelgio)cite-ref-0-1-0[1].

Primo ad arrivare in mwhaSicilia fu Accursio Statella, nel mwhq1326cite-ref-0-1-1[1], ma fu suo figlio Enrico a iniziare l'accumulo di beni e potere nell'isola diventando il titolare di alcune baronie, allargando la sfera d'influenza sul versante nord orientale dell'mwigEtna, fra il catanese e il messinese, su cittadine come mwiwRandazzo, mwjaFrancavilla di Sicilia e mwjqCastiglione di Sicilia. Il genealogista Palizzolo Gravina, nel suo manuale mwjgIl Blasone in Sicilia (mwjw1871-mwka1875) ricorda pure «un Gletto Statella carissimo a mwkqrè Roberto di Napoli dal quale ottenne conferma dello stemma gentilizio di sua famiglia che era quello de' conti Statella anticamente duchi di Borgogna»cite-ref-0-1-2[1].

L'influenza politica degli Statella ebbe modo di estendersi a tutta la Sicilia orientale, e i suoi esponenti furono nei secoli capitani giustizieri, senatori, pretori a mwlwCatania e mwmaSiracusa, e, talvolta, mwmqPalermo. Cariche unite spesso a quelle di luogotenente o gran mwmgsiniscalco del Regno o combinate a titoli e cariche dello stato come, per fare un esempio, nel caso di Francesco VIII, principe di mwmwCassaro, che fu: gentiluomo di camera; segretario di stato del ministero di giustizia; luogotenente e capitano generale del regno di Napoli nel mwna1810; consigliere di stato.

Gli Statella signori di Spaccaforno

Gli Statella assunsero il possesso dello "Stato di mwoaSpaccaforno" (oggi mwoqIspica) nel mwog1493, quando Francesco II, XVII conte Statella e III Gran Siniscalco del mwowRegno di Sicilia, Signore della Roccella, di Mongiolino, sposò Isabella Caruso e Moncada, erede di Antonello Caruso, barone di Spaccaforno e della Callura, "mwpasignore delle segrezie" della città di mwpqTaormina. La famiglia governò la città per secoli dal proprio castello (mwpgFortilitium) che andò distrutto in un terremoto, l'11 gennaio mwpw1693.

Il feudo fu soggetto alle incursioni dei saraceni come testimoniato da un mwqqmanoscritto del mwqg1700cite-ref-2[2] sulla storia degli Statella che menziona un'incursione da parte di una flotta turca:

«l’Imperatore Ottomano, avendo messo in mare una flotta formata da più di 100 navi, con uomini addestrati allo sbarco e con molti attrezzi militari, ne affidò il comando al generale Cicala, con il preciso scopo di andare contro i popoli cristiani. La prima spedizione fu fatta contro la

Sicilia

, dove tentò uno sbarco nel porto della Marza, antica città alle dipendenze di

Spaccaforno

. Il Signore di quel distretto era Francesco III, XX Conte Statella, il quale, irritato dalle offese fatte ai Cristiani e spinto dall’attaccamento al suo Sovrano e al regno, radunò sollecitamente fra i suoi sudditi un numero di soldati scelti e, postosi egli stesso al comando, si trasferì al porto della Marza. I nemici avevano già effettuato lo sbarco, ma anche se di numero fortemente maggiore, il Conte Francesco non ebbe paura di attaccarli e, combattendo valorosamente, in breve tempo trionfò su di essi, avendoli, parte uccisi, parte fatti prigionieri. I rimanenti furono costretti ad una fuga strepitosa e vergognosa. La vittoria però costò molto sangue. I morti furono molti, fra cui Don Antonio Statella, cugino in primo grado del Conte Francesco.»

(Storia degli Statella, manoscritto inedito del '700)

L'episodio è confermato nel volume mwswLa Sicilia nobile, scritto ed edito a Palermo nel mwta1749-mwtq1759 dal genealogista e storico, mwtgFrancesco Maria Emanuele Gaetani marchese di Villabianca, che nel suo testo sottolinea come le incursioni dei pirati turchi e mori fossero ulteriormente proseguite: per esempio, sotto Antonio I Statella (mwtw1626 - mwua1651, figlio e successore di Francesco III) che mwuq«scacciò più volte i Mori dalle riviere di Spaccaforno e molti ne prese schiavi, menandoli alle catene per servizio della sua Corte»cite-ref-3[3].

Il primo salto mwvwaraldico della famiglia avvenne con Francesco Statella e Caruso che ottenne il titolo di mwwamarchese grazie ad un privilegio del 19 luglio mwwq1598, reso esecutivo l'anno successivo (11 gennaio mwwg1599). Nel mwww1757, gli Statella ottennero il titolo di principe, quando il loro potere era in ascesa anche grazie agli imparentamenti con altri casati nobiliari.

Fra gli altri, una Pellegra Statella di Spaccaforno andò in sposa a mwxqBenedetto II Grifeo, VI mwxgprincipe di mwxwPartanna dal mwya1749, XVI mwyqvisconte di mwygGaltellin, V mwywduca di mwzaCiminna, nonché Capitano giustiziere di mwzqPalermo e cavaliere dell'mwzgOrdine Gerosolimitano. I principi Partanna erano sempre stati ai vertici del mwzwRegno di Sicilia svolgendo missioni diplomatiche presso le corti europee e ricoprendo incarichi in seno al mwaaSacro Romano Impero (come il padre di Benedetto II, il principe Girolamo I Grifeo, che fu Consigliere Aulico intimo di Stato dell'imperatore mwaqCarlo VI). Questa unione conferiva agli Statella un elevato prestigio e potere politico e apriva nuove possibilità di scambio con i feudi Grifeo concentrati, in gran parte, nel mwagtrapanese, nel mwawpalermitano e nel mwbanapoletano.

Altra importante unione fu quella con la famiglia dei principi Riggio della Catena, che nel mwbg1727-mwbw1733 permise al principe Andrea Giuseppe Riggio-Statella, primogenito di Antonio Giuseppe Riggio-Saladino e di Anna Maria Statella-mwcaPaternò, di fondare persino una nuova città, mwcqCatenanuovacite-ref-4[4]. Tra il mwdgXVI e il mwdwXVII secolo, in Sicilia si assisteva alla nascita di nuovi centri urbani come conseguenza del forte incremento demografico e la riorganizzazione amministrativa dell'isola. L'apparentamento con i Riggio — feudatari di mweaAci Catena — consentiva agli Statella di rafforzare ulteriormente la sfera d'influenza e le possibilità di sviluppo economico sulla costa orientale della Sicilia.

Serie dei feudatari della famiglia Statella [ 5 ]

| N. | Titolo | Nome | dal | al |
|---|---|---|---|---|
| XVII | conte | Francesco II | 1511 | 1536 |
| XVIII | conte | Ercole II | 1536 | 1561 |
| XIX | conte | Blasco | 1561 | 1578 |
| XX | conte | Francesco III | 1578 | 1625 |
| XXI | conte | Antonio | 1625 | 1651 |
| XXII | conte | Francesco IV | 1651 | 1653 |
| XXIII | conte | Antonio II | 1653 | 1663 |
| XXIV | conte | Francesco V | 1663 | 1710 |
| XXV | conte | Antonio III | 1710 | 1731 |
| XXVI | conte | Francesco VI | 1731 | 1770 |
| XXVII | conte | Antonio IV | 1770 | 1812 |
| XXVIII | conte | Francesco Maria | 1812 | fine feudalità |

Stemma

mw1gBlasonatura: mw1wmw2ainquartato: nel 1° e 4° d'oro, all'mw2qalabarda d'argento, mw2gmanicata di nero; nel 2° e 3° di rosso, al mw2wcastello d'oro.

mw3gAlias:
mw4amw4qInquartato: nel 1° e 4° d'oro, al castello mw4gal naturale; nel 2° e 3° di rosso, all'alabarda d'argento, manicata di nero.

La città di mw5aIspica ha come mw5qemblema cittadino lo stemma Statella.

Personaggi celebri

• mw6qAntonio Statella fu mw6gambasciatore del mw6wRegno delle due Sicilie alla corte di mw7aTorino nel mw7q1816; di mw7gMadrid nel mw7w1827 e mw8aVienna; mw8qministro degli esteri nel mw8g1830, mw8wprimo ministro nel mw9a1860.

Nel mw9g1802 sposò Stefania mw9wMoncada Bologna, figlia del principe di mw-aPaternò e dama di corte. Antonio, succedendo a Carlo Filangeri, divenne mw-gprimo ministro di mw-wFrancesco II di Borbone, il 1º marzo mw-a1860. Quando l'11 maggio mw-q1860, la mw-gspedizione dei Mille guidata da mw-wGaribaldi mwaqasbarcò a Marsala, Antonio organizzò, per contrastarlo, un esercito di centomila uomini, ma nonostante la grande differenza numerica, le truppe borboniche vennero sconfitte e mwaqeGaribaldi ebbe via libera per la conquista dell'intero regno.

• Vincenzo Statella (mwaqq1825 - mwaqu1866), patriota risorgimentale.

Figura contrapposta ad Antonio V, fu il conte mwaqcVincenzo Statella nato a Spaccaforno nel mwaqg1825. In contrasto con la fede monarchica dei suoi familiari, abbracciò la causa dell'mwaqkUnità d'Italia e partecipò alla mwaqoprima guerra di indipendenza come Capitano del Corpo dei Volontari di Sicilia, ottenendo nel mwaqs1849 la mwaqwmedaglia d'argento al valor militare. Aggregatosi alla spedizione dei Mille, salvò la vita a Garibaldi, assieme al comandante Missori, nella battaglia di mwaq0Milazzocite-ref-6[6]. Come ricompensa fu nominato suo "aiutante di campo"cite-ref-7[7]. Morì nel corso della mwaryterza guerra di indipendenza il 24 maggio mwarc1866, in una carica a cavallo nella zona di Custoza ottenendo, per il suo eroismo, la mwargmedaglia d'oro al valor militare alla memoria. Al personaggio sono state dedicate caserme, edifici e corpi speciali come all'Anac, l'Associazione nazionale Arma di Cavalleria, che a Siracusa ha la Sezione "Colonnello Vincenzo Statella MOVM"; oppure l'antica caserma "Vincenzo Statella" nel centro della stessa Siracusa, nell'Isola di Ortigia.

• Padre Salvatore della SS. Trinità, al secolo Andrea Statella (mwars1678 - 22 aprile mwarw1728), mwar0venerabile della mwar4Chiesa cattolica.

Figlio secondogenito di Francesco V Statella, terzo marchese di Spaccaforno, entrò nell'mwasaordine dei Carmelitani nel mwase1726. Compì, dapprima, gli studi di mwasifilosofia, mwasmteologia e leggi civili e canoniche a mwasqCatania, e quindi completò la sua preparazione a mwasuRoma durante il pontificato di mwasypapa Clemente XI. Fu consacrato nel mwasc1711 e si ritirò a Spaccaforno. Nel mwasg1715 fece costruire nella cittadina due chiesette dedicate alla SS. Trinità, di cui una alla Marza (zona marittima). Il 12 maggio mwask1726 vestì il «sacro abito della Vergine santissima» prendendo il nome di Padre Salvatore Maria della SS.ma Trinità. Da quel momento rinunciò all'eredità familiare per donarla al Convento del Carmine di Spaccaforno, che fece ricostruire e ampliare. Il giorno della sua morte, il 22 aprile del mwaso1728, fu sepolto nel convento di mwassRimini dove si trovava, ma 28 anni dopo le sue spoglie furono traslate in Sicilia e tumulate nella Chiesa della Madonna Carmelo di Spaccaforno. È ricordato come promotore della riforma carmelitana siracusana. Nel mwasw1762 fu proposto per la mwas0beatificazione, ma la procedura non ebbe luogo per lo scarso numero dei testimoni superstiti.

I successori degli Statella conservarono ufficialmente il titolo di Marchese di Spaccaforno, Principe di Cassaro, Barone di Mongiolino fino al mwas81948 quando, con l'ordinamento repubblicano, i titoli nobiliari non vennero più riconosciuti; la famiglia si estinse definitivamente negli anni '70, con la morte dell'ultimo marchese, chiudendo la storia secolare degli Statella.

Note

cite-note-0-11. mwatomwatsVincenzo Palizzolo Gravina, mwatwmwat0Il blasone in Siciliamwat4 : ossia, Raccolta araldica, Visconti & Huber, 1875, p.mwat8 356-357.
cite-note-22. Il testo è tratto da Melchiorre Trigilia, mwaummwauqI Pirati nel litorale della Sicilia Sud-Orientale, nella rivista mwauuPagine dal Sud, Centro Studi Feliciano Rossitto, Ragusa.
cite-note-33. Luigi Blanco, mwaukmwauoIl territorio di Santa Maria del Focallo – Marina Marza mwausArchiviatomwauw il 9 settembre 2007 in mwau0Internet Archivemwau4., Officina degli Antichi Archivi.
cite-note-44. In uno dei quarti dell'mwavmantico blasone di mwavqCatenanuova era riprodotto lo scudo araldico degli Statella; infatti nel mwavunuovo stemma del comune, ridisegnato nel 2003, nel primo terzo è stato reinserito assieme a quello della famiglia Riggio, essendo gli emblemi del fondatore della città.
cite-note-51. Arminio Leonardo - "Spaccaforno nel secolo decimonono", Ispica, Edizioni Comune di Ispica
cite-note-66. Un'incisione in bianco e nero del 1860, conservata a Siracusa, nella Biblioteca Historica, Museo di Cavalleria e d'Africa "Principe d'Aragona – Due Sicilie", raffigura la conclusione della Battaglia di Milazzo e il conte Vincenzo Statella che salva la vita al Comandante Generale Giuseppe Garibaldi; mwavwVincenzo Statella, di Pietro Bruno di Belmonte in G. Calvo, La Grafica, Modica, 2000, p. 5: Vincenzo Statella vi è delineato come mwav0"il salvatore di Garibaldi, il patrizio generoso trasformato dalla morte in servo per la maggior gloria della sua Patria e della sua Gente”.
cite-note-77. mwawemwawiStoria e guida di Ispica di Melchiorre Trigilia, So.Ge.Me Editore, luglio 1989; da mwawmOfficina degli Antichi Archivi mwawqArchiviatomwawu il 15 settembre 2007 in mwawyInternet Archivemwawc., Archivio di Stato di Ragusa, mwawkStato dei Militi, ed Ufficiali congedati dall'Esercito meridionale per la comune di Spaccaforno, ossia lo mwawoStato dei garibaldini, compilato in data 18 marzo 1861 vi compaiono alcuni dei nomi di cittadini di Spaccaforno, oggi Ispica, ma anche altri erano fra i garibaldini; da mwawsSpaccaforno nel secolo decimono, volume primo, di Leonardo Arminio, Ed. Comune di Ispica, pp. 304-305: «Particolare menzione meritò il Patriota combattente Vincenzo Statella dei Marchesi di Spaccaforno. Resistendo alle idee dei suoi familiari, svisceratamente favorevoli ai Borboni, partecipò, con il grado di capitano del Corpo Volontario di Sicilia, alla prima guerra di indipendenza. Fu presente, a Venezia come a Roma, ovunque fervesse la lotta per la libertà. In Sicilia si trovò al fianco di Garibaldi e poi al Volturno con il grado di Maggiore di Cavalleria. Nel 1862 passò nelle file dell'Esercito Italiano con il grado di Tenente Colonnello e vi rimase fino al giorno della sua morte avvenuta in battaglia il 24 giugno 1866 sul campo di Custoza.»

Bibliografia

• Arminio Leonardo, mwaw8Spaccaforno nel secolo decimonono, mwaxaIspica, Edizioni Comune di Ispica.
• Melchiorre Trigilia, mwaximwaxmStoria e guida di Ispica, So.Ge.Me Editore, luglio 1989.
• Melchiorre Trigilia, mwaxumwaxyVincenzo Statella eroe del Risorgimento, Ispica, 2014.

Voci correlate

• mwaxwLapide a Vincenzo Statella, su rete.comuni-italiani.it.

Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Casato di Statella

Collegamenti esterni

• mwayeSito della città di Ispica, su ispicaweb.it. URL consultato il 28 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2006).
• mwaymLa Sicilia in Rete: Progetti in Evidenza, su lasiciliainrete.it.
• mwayuTavola contenente la genealogia Statella dal Nobiliario di Sicilia del Dott. Antonino Mango di Casalgerardo, A. Reber, 1912, Biblioteca della Regione Siciliana e mwayyindice generale della raccolta genealogica.
• mwaygSul carattere rivoluzionario di Vincenzo Statella mwaykArchiviato il 9 luglio 2015 in Internet Archive., un divertente racconto di Saro Fronte (Oriano Tresfor).
• mwaywFamiglia Statella, su famiglie-nobili.com.